Impianti dentali. Quando, come e perché. Innovazione tecnologica al servizio della persona

Impianti dentali. Quando, come e perché. Innovazione tecnologica al servizio della persona

Questo articolo è stato scritto per dare ai pazienti informazioni esaustive sull’Implantologia dentale. E’ stato redatto a mò di domande per facilitare la consultazione di chi vuole approfondire. 

Lo scopo prioritario del lavoro dell’Odontoiatra  è quello di preservare o ripristinare la salute e la buona funzione della bocca del paziente, per un tempo più lungo possibile e al minor costo biologico ed economico. In questa ottica, l’Implantologia va considerata  come una delle modalità per sostituire i denti mancanti. Al centro dell’attenzione c’è  sempre la persona, il paziente. L’obiettivo delle cure è risolvere nel migliore dei modi i problemi della bocca, ricreare una buona funzione e ridonare un armonia estetica, indipendentemente dall’uso o meno di impianti.  Quando il recupero dei denti naturali non è più possibile, gli impianti dentali costituiscono una validissima alternativa, alla pari di essi.

L’implantologia dentale, dove esistono le condizioni per applicarla, è oggi una terapia sicura e affidabile con una elevata percentuale di successo, accettata dalla comunità scientifica e professionale internazionale.                     

Che cosa è l’impianto dentale?   E’ un dispositivo a forma di vite solitamente fatto in titanio, simile alla radice di un dente, che viene inserito al posto di quella perduta ed utilizzato per costruire un dente fisso, fare un ponte o stabilizzare una protesi rimovibile. L’utilizzo degli impianti è possibile grazie all’osteointegrazione cioè la crescita diretta di osso sull’impianto, la quale crea una connessione tra esso e l’osso vitale, in grado di conferire un ancoraggio stabile e duraturo.  Che cosa bisogna fare prima di ricevere impianti? Bisogna rivolgersi al dentista, il quale dopo un colloquio farà una visita e consiglierà cosa fare. Il ricorso agli impianti prevede un esame completo della bocca dei denti e delle gengive. Dopo avere individuato le sedi dove servirebbero gli impianti, l’esperto richiederà gli esami radiografici opportuni, per valutare la quota dell’osso disponibile e le strutture anatomiche coinvolte. I primi esami radiografici da fare sono la panoramica e la radiografia endorale ma spesso  non sono sufficienti. Per  una diagnosi più precisa,  una corretta pianificazione e un intervento in maggior sicurezza, occorre un’ analisi di tipo tridimensionale dell’osso, con una precisa localizzazione delle strutture anatomiche interessate, attraverso la Tomografia Computerizzata. Le apparecchiature radiografiche di ultima generazione come la Cone Beam,sono le più adatte a questo fine, in quanto offrono ottime immagini e permettono dosi di radiazioni assorbite dal paziente molto più basse rispetto alla TAC tradizionale. Oltre ad avere eseguito gli esami opportuni, per ricorrere all’implantologia è indispensabile, trattare prima eventuali patologie come la parodontite, curare tutti gli altri denti e controllare bene l’occlusione (rapporto dinamico tra le arcate). Riassumendo, per ottenere buoni risultati con gli impianti e lavori che durino nel tempo, è necessario fare:

  • una selezione dei casi secondo indicazioni e controindicazioni generali e specifiche;
  • lo studio delle parti ossee con radiografie (panoramica, radiografie endorali, Tomografia Computerizzata);
  • l’adeguata progettazione della protesi che si andrà a costruire sopra, nel rispetto delle regole biomeccaniche dell’occlusione e del risultato estetico;
  • la scelta del tipo e del numero degli impianti da inserire;
  • l’esecuzione dell’intervento in sterilità e secondo regole prestabilite;
  • un protocollo di mantenimento che comprenda buona igiene orale domiciliare e controlli periodici costanti da parte del medico esperto.

Inoltre, è indispensabile utilizzare impianti  che abbiano le caratteristiche adatte, in possesso dei requisiti di sicurezza e di compatibilità biologica, accompagnati dalla certificazione di idoneità  e seguire protocolli operativi e tecniche ben precise e collaudate.Quando e perché è indicato l’uso degli Impianti Dentali? L’uso di impianti dentali è indicato per sostituire uno o più denti mancanti  in modalità fissa, senza ricorrere alla limatura dei denti sani vicini, per eseguire protesi complete interamente fissate sugli impianti o per stabilizzare le protesi rimovibili. Essendo oggi l’implantologia una metodica sicura e affidabile,  le indicazioni per fare un ponte attraverso la limatura denti vicini si sono ridotte notevolmente.   Inoltre l’uso degli impianti e delle  tecniche chirurgiche rigenerative correlate, contribuisce al miglior mantenimento  dell’osso e della gengiva, i quali si riducono notevolmente dopo la perdita dei denti. Questi vantaggi si ottengono più facilmente applicando l’impianto prima possibile dopo la perdita di un dente.  Un’altra applicazione consiste nella stabilizzazione delle protesi mobili complete, con l’uso di due o al massimo quattro impianti. Spesso le protesi mobili (dentiere), poco stabili durante le varie funzioni, sono fonte di grande disagio  psicologico e sociale per i pazienti portatori. Queste protesi si possono stabilizzare posizionando due soli impianti per arcata, forniti degli appositi attacchi. Questa, è oggi considerata una pratica  comune, di facile esecuzione, poco costosa e con notevoli vantaggi per il paziente.

Quanto durano gli impianti? Qual è la loro percentuale di successo?  Un impianto, una volta integrato, con una protesi costruita bene su di esso in una bocca sana e osservando le regole di mantenimento, può durare tutta la vita. L’osteointegrazione degli impianti avviene normalmente nella quasi totalità dei casi. Il successo a medio-lungo periodo (10 anni) per ogni singolo impianto è attorno al 95%. Alcune condizioni, quali malattia parodontale non controllata o il fumo di sigarette, possono ridurre di qualche punto percentuale (92- 90%) la longevità degli impianti. Come avviene per i nostri denti naturali, gli impianti dentali non sono totalmente esenti da complicanze; queste sono di tipo biologico (perdita dell’osteointegrazione, periimplantite) o di tipo meccanico (rottura di componenti) e possono essere precoci o tardive. Quindi, in una pur ridotta percentuale di casi, nel medio e lungo periodo, possono esistere dei fallimenti di impianti. Quando un impianto fallisce, se le condizioni lo permettono, si può riposizionare uno nuovo oppure adottare una soluzione protesica diversa. Comunque, se si tratta di lavori estesi su impianti, progettati secondo gli schemi opportuni, non sempre il fallimento di uno di essi significa fallimento dell’intero lavoro.  Quali sono le fasi del trattamento con impianti? Secondo il protocollo più studiato e più usato, si prevedono due fasi: La prima, quella chirurgica o dell’ inserimento degli impianti, e la successiva quella protesica, che prevede il posizionamento dei denti. Spesso, durante il periodo di attesa per la seconda fase, si deve costruire una protesi provvisoria. Fase chirurgica: Consiste nell’inserimento di uno o più impianti nell’osso attraverso una piccola apertura della gengiva, quasi sempre sotto anestesia locale. Di rado o su richiesta del paziente si può usare anche sedazione per via endovenosa o di tipo generale. Questo atto è assolutamente indolore e la sua durata, di solito breve, dipende dal numero degli impianti da inserire e dalle problematiche del singolo caso. Dopo l’inserimento degli impianti, i tessuti gengivali vengono suturati nella loro posizione originale e gli impianti rimangono sotto la gengiva.  Dopo il periodo di guarigione, di circa tre o quattro mesi, se gli impianti erano stati sommersi, viene eseguita la loro scopertura con un piccolo intervento, più semplice e rapido del primo. In questa fase  gli impianti vengono connessi con dei pilastri in titanio (o monconi di guarigione) che emergono dalla gengiva e viene accertata la loro stabilità. Nei casi dove il pilastro di guarigione era stato posizionato insieme all’impianto, si passa direttamente alla fase successiva di presa dell’impronta, risparmiando la seduta di riapertura.  Fase protesica: Dopo circa 15-20 giorni dalla scopertura degli impianti, viene presa un impronta per la costruzione dei pilastri o monconi, su misura. Questi verranno fissati definitivamente sugli impianti  solitamente con l’uso di una vite. Seguirà la costruzione della protesi definitiva come se si trattasse di protesi su denti naturali. Questa fase non comporta alcun fastidio per cui si esegue quasi sempre senza l’uso di anestesia. La fase del provvisorio: E’ il periodo di transizione fino al posizionamento dei denti fissi sugli impianti. Il provvisorio ha lo scopo di rendere più confortevole il periodo di attesa fino ai denti definitivi. La gestione della fase provvisoria è una fase importante, richiede attenzione in quanto il provvisorio se mal posizionato può interferire con la buona guarigione e con l’esito della terapia.    Quali sono i rischi di un intervento per il posizionamento di Impianti? I rischi durante un intervento per il posizionamento di impianti dentali sono bassi, possono essere quelli generici di un qualsiasi intervento di tipo ambulatoriale, e quelli legati alla specificità dell’intervento. La percentuale di eventuali rischi o complicanze per interventi di implantologia e delle tecniche chirurgiche di rigenerazione dei tessuti ad essa correlate, possono essere ridotte al minimo attraverso lo studio di ogni singolo caso con le opportune indagini radiografiche e un’accurata pianificazione.

Si può avere impianto e dente subito? Si, ma sono necessarie alcune premesse. La tecnica del cosiddetto carico immediato, ovvero applicazione nella stessa seduta di impianto e dente, non è nuova e offre notevoli vantaggi, specie nelle zone anteriori, evitando l’uso di provvisori mobili e riducendo i tempi complessivi di trattamento. Per applicare questa procedura, onde evitare inutili aumenti del rischio di perdita degli impianti o di altre complicazioni di tipo estetico, devono esistere alcune condizioni, come sufficiente volume e qualità di osso, quota di gengiva adeguata, ottimo stato di salute dei tessuti e una buona occlusione. Prima di decidere se applicare  questa tecnica, il chirurgo valuterà questi fattori e nei casi dove non ci sono le condizioni  favorevoli al carico immediato, si seguirà il protocollo tradizionale in due tempi. In diversi casi, sempre quando le condizioni lo permettono, si può inserire l’impianto durante la stessa seduta dell’estrazione della radice perduta, in tal caso si parla di impianti post-estrattivi. Comunque è necessario farsi spiegare bene da parte del medico le differenze tra le varie opzioni, con i vantaggi e svantaggi di ognuna di esse, per poter  scegliere insieme a lui la più appropriata per il nostro caso.

Esiste il rigetto per gli impianti dentali? No. I materiali di cui sono fatti gli impianti (titanio, leghe di titanio, zirconia) sono biocompatibili. Questo significa che una volta inseriti nei tessuti, non provocano nessuna reazione mirata al loro rigetto, ma vengono pienamente accettati dall’osso provocando reazioni favorevoli alla loro integrazione. Il fatto che una piccola percentuale di impianti non vengano integrati è dovuto a fattori legati al paziente, come osso di non buona qualità o di volume insufficiente, a motivi non noti oppure a fattori legati alla procedura di inserimento come surriscaldamento dell’osso o infezione del sito di inserzione.

Quali sono le soluzioni alternative all’uso di impianti?  Nessun trattamento: si può anche non sostituire il dente o i denti perduti. Bisogna però tenere presente che la perdita di uno o più denti, oltre a danni immediati di carattere estetico, comporta spesso uno squilibrio  a livello dell’intero apparato masticatorio, con cattivo funzionamento degli elementi dentali residui che può portare a spostamenti con apertura di spazi e più facile perdita di altri denti.  Ponti fissi ancorati su denti naturali: i ponti fissi su denti naturali comportano comunque la limatura dei denti vicini usati come pilastri. Questo aumenta le probabilità di avere problemi sui denti limati nel tempo, come necessità di devitalizzarli, carie o perdita di uno o più pilastri, con la necessità di rifare un ponte più lungo. Quindi in caso di perdita di un singolo dente, nella maggioranza dei casi il trattamento con un impianto è la metodica più conveniente e più conservativa, appunto perché permette di evitare la fresatura dei due elementi adiacenti sani. Protesi rimovibile ancorata ai denti residui: le protesi rimovibili o gli scheletrati, possono essere un’alternativa per chi non può o non desidera avere degli impianti. Comunque sono protesi meno efficienti, molto meno confortevoli rispetto alla protesi fissa e spesso antiestetiche a causa della visibilità di parti metalliche o di ganci. Questo tipo di protesi trasmettono un ulteriore carico non fisiologico ai denti naturali residui, ai quali sono ancorati con i loro ganci o attacchi, rendendo più facile la loro perdita nel tempo. Protesi mobile completa (dentiera): Si fa quando mancano tutti i denti e se viene eseguita correttamente, in diverse situazioni ha una sua  dignità funzionale ed estetica. Le protesi mobili trasmettendo il carico masticatorio direttamente sulle gengive e provocano un più rapido riassorbimento dell’osso privo di denti. Tale riassorbimento può nel tempo rendere più difficoltoso o non più possibile il trattamento con impianti. Inoltre in molti casi la stabilità delle dentiere è insufficiente, con conseguente  compromissione delle funzioni masticatoria e fonetica e notevole impatto negativo sulla qualità di vita del paziente. Come spiegato in precedenza, oggi è possibile eliminare gran parte di questi problemi, usando due soli impianti per stabilizzare le protesi complete rimovibili, con grande soddisfazione dei pazienti.

Che cosa succede quando un impianto non si integra? La maggior parte dei fallimenti (circa il 3-4%) avvengono durante la prima fase di guarigione. Una percentuale minore (circa 2%), dopo i primi mesi di funzione masticatoria. In caso di fallimento di un impianto, la piccola cavità ossea che rimane, come dopo un estrazione di un dente, guarisce in circa 2-3 mesi dopo di che si può posizionare un nuovo impianto, oppure adottare una soluzione alternativa.  Quali sono le complicanze in Implantologia? Le complicanze con l’uso di impianti, come per ogni pratica medico- chirurgica, non sono del tutto eliminabili. Quelle precoci, come la non integrazione dell’impianto, sono piuttosto rare e vengono affrontate con il riposizionamento di un nuovo impianto o con l’adozione di un’altra soluzione. Le complicanze tardive di tipo meccanico (svitamento o rottura di componenti intermedi come viti o monconi) anche esse rare, vengono risolte con il ri-avvitamento o sostituzione dei componenti compromessi. Le complicanze più importanti sono quelle biologiche tardive, cioè dopo diversi anni di impianti in funzione (5-10) e sono riassunte sotto il termine di periimplantiti. La periimplantite consiste in una infiammazione dei tessuti che circondano l’impianto seguita da un infezione, la quale, se non trattata, porta a una progressiva perdita dell’osso che supporta l’impianto. Questi problemi infiammatori hanno origine nei tessuti nei quali gli impianti vengono inseriti, sono dovuti principalmente alla reattività di ogni individuo e aggravati da alcuni fattori come parodontite non trattata, fumo di sigarette e cattiva igiene orale. L’incidenza della periimplantite è oggi valutata, secondo la letteratura internazionale, attorno al 5-8% a 10 anni di funzione dell’impianto. Per prevenire e controllare la periimplantite sono indispensabili una accurata igiene orale e controlli periodici con l’uso di radiografie, presso lo studio. Se il processo della periimplantite viene intercettato nella fase iniziale, può essere opportunamente trattato con buone probabilità di successo e recuperare l’impianto e il lavoro protesico sugli impianti. In conclusione, si può affermare che le complicanze attorno agli impianti sono possibili ma sono ridotte e in gran parte controllabili.

Altre cose importanti da conoscere sull’Implantologia Sostituire un dente perduto usando l’impianto è oggi pratica comune, di semplice applicazione. Lo stesso si può dire per la sostituzione di due o tre denti, dove la quota di osso e gengiva è sufficiente. Ma quando le quote di osso e gengiva sono molto ridotte, è necessario ricorrere a tecniche rigenerative specifiche, per ricreare i volumi di osso e gengiva perduti. Questo si fa prima o talvolta durante l’intervento di posizionamento dell’impianto. In questi casi o quando si tratta di riabilitazioni più estese su impianti, come un arcata intera o tutte e due le arcate, le procedure diventano più complesse e richiedono tempi maggiori. Per affrontare situazioni del genere sono determinanti le conoscenze e l’esperienza specifica di chi progetta ed esegue i lavori. Comunque in tutti i casi per applicare correttamente gli impianti dentali ed avere un buon servizio da essi, è necessario, prima di tutto, ripristinare il più possibile le condizioni di salute orale generale. Questo consente di ridurre o controllare alcuni fattori di rischio che possono compromettere la sopravvivenza degli impianti e garantire il successo dei lavori da essi sostenuti a lungo termine.  Inoltre è molto importante che il paziente che ha ricevuto una riabilitazione su impianti, venga opportunamente istruito ed educato da parte del medico e il suo personale, per poter seguire i loro consigli, avere un adeguata igiene orale domiciliare, sottoporsi alle visite di controllo periodiche e alle sedute di igiene professionale presso lo studio. Solo in questo modo si possono prevenire o evitare problemi e garantire la durata dei lavori nel tempo.

Conclusioni

L’inserimento di impianti dentali e la realizzazione di un lavoro protesico sopra di essi, è una metodica per sostituire i denti mancanti sicura e affidabile. Questa procedura può essere semplice o avere vari gradi di complessità secondo i casi ma prevede sempre elevati criteri di precisione e l’uso di materiali appropriati. Per avere dei buoni lavori che durino  nel tempo, è necessario fare prima le opportune indagini radiografiche e lo studio di ogni singolo caso dal punto di vista protesico ed estetico. Tutti gli interventi devono essere eseguiti nel rispetto dei protocolli e dei tempi biologici dei tessuti, in ambienti strutturalmente idonei con una strumentazione adeguata e con personale opportunamente preparato.

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